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“Mi chiamo Noemi, ho 22 anni e vivo a Vizzini, un piccolo paese della Sicilia Orientale.
Come ogni ragazza della mia età, vivevo la mia gioventù con entusiasmo, allegria e spensieratezza.

I miei sogni si trovavano al sicuro dentro al mio cuore,

al riparo dai giudizi e dalle fragilità dell‘essere umano, quando, improvvisamente, alzando gli occhi, mi accorsi che il cielo era diventato cupo e oscuro, a tratti spettrale, e quel profumo pieno di armonia si dissolveva in quella profonda oscurità che non prometteva nulla di buono.
Dopo diverse visite specialistiche e analisi varie, necessarie per approfondire le precarie condizioni di salute in cui versavo, arrivò la diagnosi: Linfoma di Hodgkin. Il nemico indesiderato si era accomodato dentro di me e le sue intenzioni non sposavano i miei programmi. Ingerito quel boccone amaro, iniziai, come da protocollo, diversi cicli di chemio ma il mio (non) amato ospite era cocciuto e testardo, non accettava la sconfitta, così andammo avanti cambiando tipo di terapia e sostituendola con farmaci biologici e anticorpi monoclonali, per poi provare l‘autotrapianto di cellule staminali.

Il mio Nemico cresceva e il suo peso diventava sempre più ingombrante;

il mio spirito, nonostante l‘affetto di tutti e la professionalità degli Angeli che mi hanno supportata, era sempre più fragile… le cure continuavano a non funzionare. Digerire e accettare una situazione del genere non è stato facile, questa era la realtà, e l‘unica via da percorrere per potermi aggrappare al treno della vita si chiamava trapianto di midollo osseo.

Stare chiusa in una stanza di ospedale, guardando pareti e soffitto per 45 giorni senza poter vedere nessuno è stato un incubo! Sentire l’odore nauseante del disinfettante e non poter aprire nemmeno una finestra per respirare aria pulita è a dir poco angosciante!
Ogni giorno ascoltavo con attenzione il parere dei medici e degli infermieri che mi seguivano ma la musica che accompagnava ogni singolo istante delle mie giornate era piena di tristezza, i lamenti dei miei compagni di viaggio risuonavano come boomerang in quegli spazi che urlavano la vita.

Una telecamera fissa riprendeva ogni singolo secondo, ogni minimo gesto, ogni battito di ciglia; mi sentivo morire dentro, come chiusa in una bolla fuori dal mondo.

Io urlavo ma nessuno mi sentiva.

Alzarsi dal letto ogni due ore perché dovevano visionare i parametri… una penitenza; andare in bagno da sola mentre vomitavo o avevo dolori atroci… un incubo; angosciante vedere tua mamma in videochiamata e sentire la sua voce tremante; ingiusto guardarla in faccia e vedere i suoi occhi pieni di lacrime perché in quel momento non può aiutarti.  Fisicamente sono provata, ma la cosa essenziale è stare bene mentalmente e reagire ad ogni ostacolo, ed è esattamente quello che io ho fatto.

Non ho mai smesso di sorridere, sono sempre stata una guerriera e continuerò ad esserlo.

Non ho mai smesso di lottare e combattere contro questo maledetto Demone e non smetterò mai.

Quando ero in ospedale, con la mente viaggiavo e speravo tutti i giorni di essere dimessa al più presto, così da poter riprendere la mia vita. Non mi sono mai fermata davanti ad un problema, ho sempre affrontato tutto con forza, tenacia e coraggio.

Non fermatevi mai davanti agli ostacoli perché la vita è piena di insidie, andate avanti e pensate sempre che in fondo al tunnel c’è la luce. È bello svegliarsi pensando di dover andare oltre, ponendosi nuovi obiettivi e sfide, cercando nuovi tramonti e nuovi orizzonti. La vita è una e non possiamo perdere tempo a sprecarla.

Vivete, amate e aiutate.
Con un piccolo gesto si può salvare una vita! Donate… e quando lo farete, sono sicura che vi sentirete delle persone migliori.

Un abbraccio virtuale
Noemi”

QUI puoi leggere la lettera che Noemi ha scritto al suo donatore.

Fonte ufficiale: www.admolombardia.org